Le situazioni con le persone assumono contorni frastagliati e disparati, e i rapporti si delineano altrettanto diversamente. Si può voler bene in miliardi di modi, esistono miliardi di affetti, e di rapporti. Se è sincero, disinteressato, rispettoso, vero, puro, trasparente, è affetto. Sempre. Indipendentemente dal nome o presunto tale che si voglia assegnare alla confezione, da scartare in ogni caso lentamente e con estrema cura. La delicatezza nei rapporti umani è dovere sacro, assioma dal quale tutto parte, comandamento che conduce.
Ho sperimentato vari tipi di relazioni personali con i bipedi che ho incontrato lungo la vita.
Alcune, di passaggio, e grazie a dio. Di comodo, ma mai per me. A discapito mio, questo di certo. Meglio spazzarle via come cenere. E considerarle mere esperienze.
Altre, sincere e senza definizione. Senza limiti né vincoli. Passione, carne, pelle, lacrime, stringersi forte, desiderarsi peggio, spogliarsi le anime. Denudarsi dei vestiti e insieme delle paure, c’eravamo soltanto noi. Stretti, uniti, sommersi da una complicità vergine, sudati, sotto quelle coperte che mai riuscivano a rimanere ferme per più di circa dieci secondi. Perché ci dovevamo cercare, ci dovevamo avere. Senza limiti, riserve né regola alcuna. Irrefrenabile alchimia, che travolge gli organi e impressiona. E si, ti voglio bene, ormai te ne voglio.
Poi, quelle che ti hanno rubato il cuore per restituirtene uno in più. Esistono miracoli umani, le persone che ti migliorano la vita, con cui vuoi condividere la tua esistenza, la quotidianità. Una volta incontrate, sperimentate, vissute, inspiegabilmente diventano punti fermi e riconoscibili, guide e compagni. E sei grata al cielo per questi regali immensi. Corrispondenze di sensi, amorosi, dolci, di sguardi, di affinità elettive e profondità d’animo. Punti deboli che si rivestono di forza, che insieme è più bello, siamo invincibili. Stessi gradi di sensibilità finissima che si scoprono allo specchio e si riflettono negli occhi, che si infiammano di lacrime di commozione tutte le volte. Perché sei una creatura speciale. E non ti avrò ringraziato abbastanza, manco quando avrò secche le fauci. E si, staremo sospesi, e non solo quando fa freddo. Mi sei dentro, mi sei così dentro che non occorre trovare una spiegazione. Tu, creatura speciale, ed io, così imperfetta, ma t’ho promesso di non guarire.
Poi, ci sono i cosidetti amici, che per quanto mi riguarda, sono parte integrante del mio sangue. E senza loro, sarei decisamente più vuota. Meno piena, che mi piace di più. Tocchi terra, tocchi il suolo, poi il cielo, e loro ci sono. Mangi polvere, sputi sangue, vomiti lacrime. E loro rimangono. Rifiuti le cure, ma le loro giammai. Sono linfa, sono vita, sono famiglia. E tu sei grata. Nessuna carezza è stata mai più calda, nessun abbraccio più rassicurante, nessun rimprovero più sincero e dettato dall’amore per me. Provate a togliermi loro, avanti. Mi togliereste anche l’aria, mi strappereste il cuore dalla gabbia toracica, mentre ancora pulsa e scalpita. Sono parte di me, mi compongono. Ovunque siamo. E siamo ovunque noi, e ovunque li sento. Queste persone non hanno definizione, non puoi provare ad attribuire loro un’etichetta, qualsiasi sarebbe parziale. Ne occorre una onnicomprensiva, fin troppo dettagliata. Lasciamo perdere, non serve.
E alla fine ci sono io, inguaribile ostinata, che credo ancora negli occhi della gente, nei loro sguardi. Li sento, prima ancora di ascoltarli. E quando si compie questo prodigio, diventano anche un po’ miei, iniziano ad appartenermi, e mi preoccupo di tenerli stretti. Ricordando a me stessa di custodirli e averne cura, ad ogni costo.
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